20/02/2011
Sentieri selvaggi
Titolo originale: The searchers
Regia: John Ford
Soggetto: da un racconto di Alan Le May
Sceneggiatura: Frank S. Nugent
Interpretato da: John Wayne, Natalie Wood, Ward Bond, Jeffrey Hunter, Vera Miles, Pippa Scott
Direttore della fotografia: Winton C. Hoch
Musiche originali: Max Steiner, Stan Jones
Producers: Merian C. Cooper, Patrick Ford
Genere: western
Anno: 1956, USA
Voto: 7,5
Texas, 1868. Finita la guerra civile, Ethan Edwards (Wayne) torna a casa di suo fratello Aron e di sua cognata Martha dopo aver combattuto per il Sud. In quella zona stanno aumentando le razzie ai danni dei ranches ed Ethan, che odia gli indiani ma li conosce molto bene, pensa siano bande di Comanches. Inseguiti i razziatori insieme ad altri rancheros, guidati dal reverendo-capitano Samuel Johnston Clayton (Bond), Ethan scopre di avere ragione: erano Comanches. Le razzie in realtà erano un tranello per allontanare gli uomini dalle case: al loro ritorno, infatti, trovano bruciata la fattoria. Suo fratello, sua cognata e i suoi nipoti sono stati uccisi. Solo le sue nipoti Debbie (Wood) e Lucy (Scott) sono state risparmiate e portate via dagli indiani. Ethan si rimette subito alla caccia dei Comanches insieme a suo nipote acquisito Martin Pawley (Hunter), un mezzosangue di cui non ha alcun rispetto. L’inseguimento sarà lunghissimo.
Per alcuni il miglior western di tutti i tempi, sicuramente uno dei capolavori di John Ford. La frontiera qui è il viaggio, che nonostante abbia un obiettivo ben preciso più di una volta sembra essere fine a se stesso. Il personaggio interpretato da John Wayne, complesso uomo tutto d’un pezzo con suo codice morale personale e individualistico, a volte spietato, così lontano da quello religioso – pur con la pistola in mano – e cameratesco del personaggio interpretato da Ward Bond o da quello generoso e altruista interpretato da Jeffrey Hunter - in una scena anche ambientalista ante litteram-. Le scene di vita quotidiana (commerci, matrimoni) e le tracce sparse di umorismo (come quando Hunter che crede di comprare una coperta dagli indiani e invece compra una moglie, o l’ironia sui nordisti “figli di papà”) rendono ancora più credibile il tutto, non riducendo il film a cavalcate e sparatorie ma spaziando a tutta quella che poteva essere l’esistenza nel West.
Nonostante fosse un’altra “epoca” del genere western, meno “sensibile” alle tradizioni dei nativi, pur da antagonisti (nel senso vero e proprio di “cattivi”) le tradizioni dei Comanches di Sentieri Selvaggi sono dipinte con una certa attenzione allontanando così – almeno in parte – lo stereotipo del “selvaggio”.
Steven Spielberg ha detto di guardare questa pellicola di Ford ogni volta che deve iniziare a girare un suo lavoro.
“Secondo me un uomo deve fare un giuramento alla volta: io ho fatto il mio agli Stati Confederati d’America”
22:17 Scritto da: invisig0th in - western, 1956 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: john ford, john wayne, natalie wood, ward bond, jeffrey hunter, vera miles, pippa scott, frank s. nugent, alan le may | OKNOtizie |
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09/02/2011
Un mercoledì da leoni
Titolo originale: Big Wednesday
Regia: John Milius
Scritto da: Dennis Aaberg, John Milius
Interpretato da: Jean-Michael Vincent, William Katt, Gary Busey, Patti D’Arbanville, Lee Purcell, Sam Melville, Robert Englund
Direttore della fotografia: Bruce Surtees
Musiche originali: Basil Poledouris
Producer: Buzz Feitshans
Genere: mare
Anno: 1978, USA
Voto: 8
La vita di un gruppo di tre amici surfisti californiani, raccontato nel periodo scandito da quattro grandi mareggiate, quella proveniente da sud nell’estate del ’62, quella da ovest nell’autunno del ’65, quella da nord nell’inverno del ’68, e per finire quella gigantesca della primavera del ’74. L’età adulta che incombe, il lavoro, gli amori, animate vacanze in Messico, la guerra in Vietnam e il conseguente arruolamento, la morte al fronte, le contestazioni, la famiglia, un mondo in continuo divenire con una costante: l’amore per il mare e per le onde. Il gruppetto è composto dal bulletto attaccabrighe Leroy Smith detto Spaccatutto (Busey), il calmo, riflessivo e sempre posato Jack Barlow (Katt), e infine Matt Johnson (Vincent), il più bravo di tutti sulla tavola ma anche il più fragile e insicuro.
Bellissime le inquadrature dei paesaggi al tramonto e davvero spettacolari le riprese in mare, il film di John Milius (dal sapore vagamente autobiografico) non fu apprezzato all’epoca dell’uscita nelle sale, ma oggi è un classico amatissimo che non può mancare nelle videoteche degli amanti del surf. Le emozioni rappresentate non sono mai affrontate in modo banale e superficiale, e raccontano splendidamente la generazione a cavallo fra gli anni ’60 e i ’70. Chi possiede l’amore vero per il mare può maturare senza perdere la giovinezza? Forse sì…
Gli stratagemmi studiati dai ragazzi per non essere mandati in Vietnam danno un tocco di umorismo al film, ma fino a un certo punto: quella guerra dalla quale molti non sarebbero tornati non era certo la loro. E la commozione prenderà il sopravvento poco dopo, con la partenza di Jack.
Nella versione americana la voce del narratore è di Robert Englund (che nel film interpreta anche il personaggio minore di Fly).
“Le estati passavano rapidamente e spesso non lasciavano traccia. Forse ricordo meglio gli autunni e le altre stagioni. Allora l’acqua diventava fredda: era l’epoca delle ultime mareggiate, che segnavano il cambio di stagione. Ed era il momento che, spesso, ci trovava soli”
23:44 Scritto da: invisig0th in - mare, 1978 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: jean-michael vincent, william katt, gary busey, patti d’arbanville, lee purcell, sam melville, robert englund, dennis aaberg, john milius | OKNOtizie |
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06/02/2011
Femmine contro maschi
Regia: Claudio Brizzi
Scritto da: Claudio Brizzi, Marco Martani, Massimiliano Bruno
Interpretato da: Claudio Bisio, Nancy Brilli, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Francesca Inaudi, Serena Autieri, Emilio Solfrizzi, Luciana Littizzetto, Wilma De Angelis
Direttore della fotografia: Marcello Montarsi
Producers: Federica Lucisano, Fulvio Lucisano
Genere: commedia
Anno: 2011, Italia
Voto: 5,5
Si incrociano vicende che hanno come tema la "guerra dei sessi". Il bidello Rocco (Ficarra) viene sbattuto fuori di casa dalla fidanzata Valeria (Inaudi), stanca delle sue passioni infantili per le figurine e della sua (im)matura voglia di inseguire il successo con una cover band dei Beatles. Il suo collega di band Michele (Picone) ha deciso invece di mentire a sua moglie Diana (Autieri), raccontandole di far tardi al lavoro quando invece va a suonare. Piero (Solfrizzi) maschilista e con il calcio come unica ragione di vita, da tempo ha perso la passione nei confronti della pesante moglie Anna (Littizzetto), dai molteplici interessi culturali. Quando a seguito di un incidente Piero ha un'amnesia, Anna decide di approfittarne. Marcello (Bisio), separato dalla moglie Elena (Brilli), apprende che alla madre (De Angelis) rimangono poche settimane di vita: e il suo ultimo desiderio è di passare gli ultimi giorni con il figlio, la nuora e i nipoti. L'anziana signora non sa infatti che il matrimonio di Marcello ed Elena è finito, e che lei convive con un altro uomo. Pur di assecondare la donna l'ex famiglia inizia così a recitare la commedia...
Filmetto leggero, piacevole a tratti, ma nulla di eccezionale visto che poteva giocare solo sui luoghi comuni. La critica si è sbizzarrita contro questa pellicola, arrivando a definirla addirittura come "anticinema". Alla fine il film raggiunge lo scopo che si prefiggeva: una serata di entertainment senza troppe pretese. Gli attori nel complesso reggono bene la scena (bravi sopratutto Bisio e Solfrizzi, peggiore la Autieri; la Littizzetto probabilmente interpreta se stessa: una donna acida che non sa gestire un uomo e poi accusa per la propria solitudine proprio gli uomini come categoria). Se poi qualcuno ha sopravvalutato i precedenti lavori di Brizzi, se poi qualcuno non si scandalizza del contesto generale modo di gestione italico dell'impresa cinematografica (come un'azienda di stato al di fuori di qualunque logica di mercato, ergo si fa cinema per realizzare un buon prodotto che piaccia anche al pubblico o solo per ottenere sovvenzionamenti statali? Ad esempio qualche funzionario ministeriale ha ritenuto questo film come meritevole di interesse culturale, con tutto ciò che ne consegue), beh, poi è facile prendersela alla prima stecca un po' più "sonora" rispetto alle altre. Ma è tutto il "concerto" che non va, e non certo da poco tempo...
"Hai fatto una cosa da codice penale: hai privato un uomo del suo diritto a fare schifo"
16:36 Scritto da: invisig0th in - commedia, 2011 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: claudio bisio, nancy brilli, salvatore ficarra, valentino picone, francesca inaudi, serena autieri, emilio solfrizzi, luciana littizzetto | OKNOtizie |
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Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello
Titolo originale: Lord of the Ring - The Fellowship of the Ring
Regia: Peter Jackson
Soggetto: dal libro di J.R.R. Tolkien
Sceneggiatura: Peter Jackson, Fran Walsh, Philippa Boyens
Interpretato da: Elijah Wood, Ian McKellen, Ian Holm, Christopher Lee, Viggo Mortensen, Liv Tyler, Sean Bean, Cate Blanchett, Orlando Bloom, John Ryes-Davies, Hugo Weaving, Sean Astin, Dominic Monaghan
Direttore della fotografia: Andrew Lesnie
Musiche originali: Howard Shore
Producers: Peter Jackson, Fran Walsh, Tim Sanders, Barrie M. Osborne
Genere: fantasy
Anno: 2001, USA, Nuova Zelanda
Voto: 9
Millenni fa il malvagio signore, Sauron, aveva forgiato un anello con cui conquistare la Terra di Mezzo. Un alleanza tra uomini e elfi riuscì a sconfiggere Sauron, ma l'anello non fu distrutto e se ne persero le tracce. Fino a quando l'anello riappare nella Contea degli Hobbit, il popolo dei mezz'uomini, nel lascito che Frodo Baggins (Wood) ha avuto da suo zio Bilbo (Holm), avventuriero. Lo stregone Gandalf il Grigio (McKellen), amico di Frodo riconosce infine l'anello del potere, e invita Frodo a lasciare la Contea, raggiungendo il villaggio di Brea, per sfuggire agli emissari di Sauron, i Nazgul, che lo stanno cercando: accompagneranno Frodo altri tre hobbit, il fido Sam (Astin) e i due combinaguai Peregrino Tuc detto Pipino e Meriadoc Brandybuck (Monaghan). Gandalf, nel frattempo, avrebbe chiesto aiuto al capo del suo ordine, Saruman (Lee), e li avrebbe dopo raggiunti a Brea. Ma Saruman ha deciso di unirsi a Sauron, e imprigiona Gandalf. A Brea gli hobbit vengono salvati dai Nazgul dal ramingo Granpasso (Mortensen). Ma fuori Brea vengono attaccati nuovamente, e Frodo viene ferito gravemente. L'elfa Arwen (Tyler), compagna di Granpasso, riuscirà a portare in salvo frodo cavalcando forsennatamente fino al reame elfico di Granburrone. Qui Frodo ritrova Gandalf, giunto dagli elfi per il Consiglio convocato dal Re Elrond (Weaving) per la salvezza di tutte le razze della Terra di Mezzo: umani, nani ed elfi. Il Consiglio affida a nove compagni il compito di distruggere l'anello nell'unico modo possibile: gettandolo nella lava del Monte Fato, nelle terre di Sauron. La Compagnia dell'Anello è composta dai quattro hobbit, da Gandalf, da Granpasso (il cui vero nome è Aragorn, erede al trono di Gondor), dal figlio del reggente di Gondor, Boromir (Bean), dall'elfo Legolas (Bloom) e dal nano Gimli (Ryes-Davies). La Compagnia non ha vita facile: nelle Miniere di Moria cade Gandalf, sacrificandosi per permettere alla compagnia di fuggire nel confronto con un demone antico, il Balrog. Dopo Moria, la Compagnai trova riparo presso il reame elfico di Galadriel (Blanchett), ma la sosta non dura che qualche ora. E poco dopo cade anche Boromir, che ha cercato di srubare l'anello, incantato dal potere dello stesso, e riscattandosi trova la morte combattendo contro gli Uruk-hai, gli orchi creati artificialmente da Saruman. Frodo decide di abbandonare la Compagnia e continuare il viaggio da solo, per evitare che l'anello tenti anche gli altri membri del gruppo. Solo Sam riesce a raggiungerlo, mentre Meriadoc e Pipino vengono rapiti dagli Uruk-hai. Aragorn, Legolas e Gimli decidono di rincorrere gli orchi per salvare i due hobbit.
Primo entusiasmante capitolo della trilogia del Signore degli Anelli. Non era facile trasporre un'opera tanto complessa sul grande schermo, ma Peter Jackson è riuscito nell'impresa non sbagliando neanche una mossa: un cast di magnifici attori, splendide locations (gli esterni girati nel fantastico paesaggio neozelandese), e una colonna sonora magnifica. Impossibile non apprezzarlo, anche per i fans tolkeniani più scettici. Le tematiche principali del libro sono state tutte colte: ad esempio il coraggio, l'amicizia e il suo spirito di sacrificio, la fedeltà ai propri ideali come valori in via di estinzione e ormai presenti solo negli eroi, o anche l'antimodernismo e il primitivismo, con il cattivo Saruman/Lee che utilizza come armi il progresso industriale e l'ingegneria genetica contro i buoni, buoni anche e sopratutto nel rapporto armonico con Madre Natura.
Jackson è stato anche un pionere anche degli effetti speciali: il personaggio di Gollum è stato disegnato grazie all'attore Andy Serkis che ha indossato una particolare tuta che ha permesso di memorizzare i movimenti e di digitalizzarli.
Ovviamente il film non può essere fedelissimo rispetto al libro, tuttavia le modifiche anche non di poco conto (ad esempio Arwen/Tyler nella storia di Tolkien non va a salvare Frodo/Wood dai Nazgul: arriverà in suo aiuto invece l'elfo Glorfindel) non snaturano lo scorrere della storia. Dunque da appassioanati toleniani non esiste un vero buon motivo per criticare questo film a parte il partito preso: bisogna rilassarsi e lasciarsi trasportare nella Terra di Mezzo. Seguito da Le due torri e da Il Ritorno del Re.
"Vorrei che l'anello non fosse mai venuto da me. Vorrei che non fosse accaduto nulla" "Vale per tutti quelli che vivono in tempi come questi, ma non spetta a loro decidere. Possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso"
15:35 Scritto da: invisig0th in - fantasy, 2001 | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: j.r.r. tolkien, peter jackson, elijah wood, ian mckellen, christopher lee, viggo mortensen, liv tyler, sean bean, cate blanchett, orlando bloom | OKNOtizie |
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03/02/2011
X Files
Ideatore: Chris Carter
Interpretato da: Gillian Anderson, David Duchovny, Mitch Pileggi, Robert Patrick, William B. Davis, Bruce Harwood
Guest Stars: Annabeth Gish, Laurie Holden, Mimi Rogers, Michael Bublé, Brendan Beiser, Nicholas Lea, Burt Reynolds
Genere: fantascienza
Numero di stagioni: 9
Anni di produzione: 1993-2002
Paese: USA Network: Fox
Presso il Federal Bureau of Investigation esiste un ufficio speciale, quello degli X-Files, casi irrisolti che mettono a dura prova il comune sentire scientifico. All’agente Fox Mulder (Duchovny), brillante agente che però ha bruciato la sua carriera per le sue convizioni sul paranormale, viene assegnata, inizialmente con il compito di sorvegliarlo, la dottoressa Dana Scully (Anderson), il cui metodo di lavoro è unicamente quello logico-scientifico. L’agente Mulder ha le sue radicate convinzioni: tanti anni prima sua sorella Samantha era stata rapita, secondo i suoi ricordi inconsci, da degli extraterrestri. L’agente Scully, nonostante non condivida l’approccio ascientifico di Mulder, abbandonerà ben presto la missione dei suoi superiori, per cercare di coprire invece le spalle al suo compagno, di cui ammira la passione e le motivazioni nel suo lavoro.
Di contorno ai due protagonisti, una vasta gamma di personaggi, alcuni antagonisti, altri amici, altri ancora assolutamente border-line (non si sa da che parte stiano). Fra questi ultimi, il vicedirettore dell’FBI, Walter Skinner (Pileggi), mentre tra i nemici la vera e propria nemesi di Mulder è l’uomo che fuma (Davis).
Nel corso delle varie stagioni l’accento si è spostato dai fenomeni paranormali alle cospirazioni governative per tenere nascoste le verità ai cittadini (sugli extraterrestri, sulle epidemie, eccetera). L’ufficio degli X-Files è stato chiuso e riaperto diverso volte, e non sempre la sua guida è stata affidata ai due protagonisti, che però hanno proseguito di loro iniziativa le indagini su quei casi.
Negli ultimi due episodi dell’ultima serie si conosce finalmente la verità su Samantha. Due i lungometraggi che hanno accompagnato la serie, X-Files – Il film (1998), che fa da ponte tra la quinta e la sesta stagione, e X-Files – Voglio crederci (2008), che ritrova i due protagonisti qualche tempo dopo la conclusione della nona e ultima stagione.
I registi più presenti nella serie sono stati Kim Manners e Rob Bowman (rispettivamente 52 e 33 episodi), l’autore più prolifico lo stesso ideatore della serie, Chris Carter (201 episodi accreditati), seguito da Frank Spotnitz (48). David Duchovny ha scritto otto episodi e ne ha diretti tre. Le musiche sono di Mark Snow.
“Io penso che i sogni siano risposte a domande che non siamo ancora in grado di fare”
15:43 Scritto da: invisig0th in - serie tv | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: chris carter, gillian anderson, david duchovny, mitch pileggi, robert patrick, william b. davis, bruce harwood, aurie holden, mimi rogers, michael bublé | OKNOtizie |
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Fratello mare
Regia: Folco Quilici
Scritto da: Folco Quilici, Ottavio Alessi, Augusto Frassineti
Direttore della fotografia: Marco Scarpelli
Musiche originali: Piero Piccioni
Producers: Anna e Folco Quilici
Genere: documentario
Anno: 1975, Italia
Voto: 7
Atai, un anziano pescatore polinesiano, disgustato dal turismo di massa che, con l'inganno di proporre paradisi incontaminati, in realtà stravolge il territorio e gli usi delle popolazioni per rivenderli meglio, inizia a ricordare il suo passato, e le storie che il suo "fratello mare" gli ha raccontato in tanti anni. In questo viaggio dall'infanzia alla maturità, il fratello mare racconterà della pesca collettiva di tutta la tribù, delle lotte tra uomini e squali, di antiche divinità e di sacrifici di piroghe e reti, dello stretto rapporto tra esseri umani e delfini, dell'iniziazione dei giovani uomini.
Bellissimo documentario e, a vederlo oggi a oltre trent'anni, ancora più triste per la nostalgia che suscita verso un mondo che non c'è più: se negli anni '70 se ne aveva ancora il ricordo, oramai è svanito anche quello. Folco Quilici aveva intuito che il turismo di massa e la globalizzazione avrebbero cancellato una parte di umanità, e per fortuna con questo film ne ha salvato dall'oblio un pezzettino. I mercanti non hanno solo sconquassato un territorio e una cultura, ma hanno portato avidità, ingordigia e sospetto dove prima non ve n'era. La comprensione e il rispetto del regista per la cultura polinesiana traspare dal modo in cui è narrata la storia: è solo la Polinesia del tempo che fu che ci parla, della mano dell'uomo bianco, nonostante abbia realizzato questo film, non vi è quasi traccia.
All'epoca venne proiettato anche nei cinema: chissà se oggi nei multisala lo sarebbe...
"Un pescatore che ha paura di uno squalo è un uomo che non può mangiare, e muore seduto sulla spiaggia"
"Il mare è sempre lui che comanda: è lui il Re"
00:13 Scritto da: invisig0th in - documentario, - mare, 1975 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: folco quilici, ottavio alessi, augusto frassineti, piero piccioni | OKNOtizie |
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01/02/2011
Seven
Regia: David Fincher
Scritto da: Andrew Kevin Walker
Interpretato da: Brad Pitt, Morgan Freeman, Gwyneth Paltrow, R. Lee Ermey , Kevin Spacey, John C. McGinley
Direttore della fotografia: Darius Khondji
Musiche originali: Howard Shore
Producers: Phyllis Carlyle, Arnold Kopelson
Genere: thriller
Anno: 1995, USA
Voto: 7,5
Il detective William Somerset (Freeman), cui manca solo una settimana alla pensione, si trova davanti ad uno strano omicidio, di cui vorrebbe non occuparsi perché la sua esperienza gli fa sentire da subito puzza di bruciato: un uomo molto grasso è stato torturato e costretto a mangiare fino a morirne. Come se non bastasse, gli viene assegnato come compagno l’irascibile detective David Mills (Pitt), da poco arrivato in città. I due gioco forza iniziano a collaborare, e scoprono che quell’omicidio è il primo di una serie di sette brutali assassini: uno per ogni peccato capitale.
David Fincher ha realizzato una storia estremamente cupa. In Sev7n i personaggi interpretati da Morgan Freeman e Brad Pitt, entrambi senza ironia, senza umorismo, contribuiscono a mantenere grigia l’atmosfera, sempre piovosa. Resta uno dei film più crudi degli anni ’90 e, incredibilmente, non si vede neanche una volta il serial killer uccidere qualcuno. La violenza si percepisce, è intorno a noi, ma non è quasi mai mostrata. Il finale è da brivido, e sicuramente uno dei più “cattivi” della storia del cinema: esattamente in linea con il resto della storia. Per molti il miglior thriller prodotto dalla morte di Hitchcock.
“Ernest Hemingway ha detto: il mondo è un bel posto, e vale la pena di lottare per esso. Condivido la seconda parte”
21:55 Scritto da: invisig0th in - thriller, 1995 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: david fincher, andrew kevin walker, brad pitt, morgan freeman, gwyneth paltrow, r. lee ermey, kevin spacey, john c. mcginley, howard shore, darius khondji | OKNOtizie |
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31/01/2011
In linea con l'assassino
Titolo originale: Phone Booth
Regia: Joel Schumacher
Scritto da: Larry Cohen
Interpretato da: Colin Farrell, Kiefer Sutherland, Forest Whitaker, Katie Holmes, Radha Mitchell
Direttore della fotografia: Matthew Libatique
Musiche originali: Harry Gregson-Williams
Producers: Gil Netter, David Zucker
Genere: thriller
Anno: 2002, USA
Voto: 7
Stu Shepard (Farrell), a metà tra il press agent e l’agente dello show business (ma di secondo piano) ogni giorno fa una chiamata dalla stessa cabina telefonica a Pamela McFadden (Holmes), attrice alle prime armi con cui desidererebbe una storia extraconiugale. Un giorno, dopo la consueta chiamata a Pam, il telefono pubblico risquilla. Al telefono c’è una specie di giustiziere che vuole che Stu dica la verità alla moglie Kelly (Mitchell). Il misterioso uomo, che sta osservando Stu da una tra le migliaia di finestre della strade, minaccia di ucciderlo qualora Stu riattacchi. E quando lo psicopatico all’altro capo della linea uccide un protettore che voleva far telefonare le sue squillo, Stu capisce che il guaio in cui si è cacciato è davvero grosso. Anche perché agenti armati fino ai denti, che lo credono responsabile dell’omicidio del protettore, vogliono che esca dalla cabina.
Bel thriller, claustrofobico al punto giusto, con svolgimento in tempo reale. Buona la prestazione di Colin Farrell, che riesce a raggiungere anche vette di umorismo molto alte (è difficile far ridere in un thriller, a meno di non avere un bel tempo comico), prima di lasciar nuovamente il passo alla tensione. Semplice, senza fronzoli, basato solo sull’atmosfera e sulla voce all’altro capo del telefono: la paura è un’emozione, non servono effetti speciali se sai raccontarla (Alfred Hitchcock insegna). E Joel Schumacher, qui, ci riesce perfettamente, utilizzando come strumento un oggetto che ci è tanto familiare quasi da darlo per scontato: il telefono.
Strano destino, quello di questo film. Doveva uscire nel 2002, ma la cronaca (il cecchino che terrorizzò Washington in quell’anno) ha convinto i produttori a rinviarne di qualche tempo l’arrivo in sala. Farrell non era ancora troppo conosciuto durante le riprese di quest’opera, un anno dopo era già un divo e il suo nome fece da richiamo al film (quando in teoria questo film avrebbe dovuto lanciarlo).
“Mi piace questa cazzo di cabina, è tutto il mio mondo e non mi muoverò mai”
21:32 Scritto da: invisig0th in - thriller, 2002 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: joel schumacher, larry cohen, colin farrell, kiefer sutherland, forest whitaker, katie holmes, radha mitchell, matthew libatique | OKNOtizie |
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29/01/2011
Parto col folle
Titolo originale: Due date
Regia: Todd Phillips
Soggetto: Alan R. Cohen, Alan Freedland
Sceneggiatura: Alan R. Cohen, Alan Freedland, Adam Sztykiel, Todd Phillips
Interpretato da: Robert Downey Jr., Zach Galifianakis, Michelle Monaghan, Jamie Foxx, Alan Arkin, Juliette Lewiss
Direttore della fotografia: Lawrence Sher
Musiche originali: Cristophe Beck
Producers: Daniel Goldberg, Todd Phillips
Genere: commedia, on the road
Anno: 2010, USA
Voto: 6
Il puntiglioso architetto Peter Highman (Downey Jr.) è ad Atlanta per lavoro quando sua moglie Christine (Monaghan), in dolce attesa, lo informa che il parto è imminente. Peter si reca così all'aeroporto per prendere il volo per tornare a Los Angeles. All'ingresso dell'aeroporto incrocia per qualche secondo uno strano personaggio, Ethan Trembley (Galifianakis). Peter ritrova Ethan sull'aereo, e iniziano i guai: per una serie di "sfortunate coincidenze" l'architetto californiano viene fatto scendere dal volo e finisce su una "no fly list". Con i bagagli (e portafoglio) in volo per LA, Peter non hya altra scelta che accettare un passaggio dallo strambo e insopportabile Ethan, che viaggia in compagnia del suo bouledogue francese e delle ceneri di suo padre (in un barattolo da caffé). Sarà l'inizio di un viaggio ai limiti dell'incredibile...
Simpatica commedia diretta da Todd Phillips, stesso regista del grande successo "Una notte da leoni" che dà molto di remake di "Un biglietto in due" con Steve Martin. Indubbiamente il confronto è arduo, tuttavia il duo Downey Jr./Galifianakis tiene bene la scena, ed anche la colonna sonora che accompagna il viaggio (loro e nostro) lungo il Sud Ovest degli Stati Uniti è molto bella. L'ingenuità di Galifianakis/Trimble riesce a dare alla comicità un retrogusto malinconico: conquisterà Downey Jr./Highman ma anche il pubblico in sala. Simpatico anche il cagnetto (peccato per la scena in cui si masturba con le zampe: anche divertente, forse sì, ma davvero troppo troppo triviale: mezzo punto in meno!).
Cameo di Juliette Lewiss nel ruolo di una spacciatrice di marijuana (bellissima come sempre). Citazioni a go go per la sitcom "Due uomini e mezzo".
"Ci sto lavorando"
23:38 Scritto da: invisig0th in - commedia, - on the road, 2010 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: robert downey jr., zach galifianakis, michelle monaghan, jamie foxx, alan arkin, juliette lewiss, alan r. cohen, alan freedland, adam sztykiel, todd phillips | OKNOtizie |
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19/01/2011
Into the Wild
Regia: Sean Penn
Soggetto: dal romanzo di Jon Krakauer "Nelle terre selvagge"
Sceneggiatura: Sean Penn
Interpretato da: Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Vince Vaughn, Kristen Stewart, Jena Malone
Direttore della fotografia: Éric Gautier
Musiche originali: Eddie Vedder, Michael Brook, Kaki King
Producers: Art Linson, Sean Penn, William Pohlad
Genere: drammatico, on the road
Anno: 2007, USA
Voto: 9
Christopher McCandless (Hirsch) è un brillante ragazzo della West Virginia. Il suo rigido codice morale, però, gli fa odiare la società contemporanea e le sue ipocrisie, e lo spinge ad una scelta radicale subito dopo la laurea: abbandonare i comfort e le certezze della sua agiata esistenza e girare gli Stati Uniti senza soldi e senza un percorso preciso, eccezion fatta per la meta finale: l'Alaska. Tagliando i rapporti con i conformisti genitori, Walt (Hurt) e Billie (Harden), ma anche con l'amata sorella Carine (Malone). Devolve in beneficienza il suo conto di 24mila dollari, si dà un nuovo nome, Alex Supertramp, e durante il suo girovagare incontra molta gente interessante (hippies, agricoltori non convenzionali, svampiti ragazzi scandinavi in cerca del loro personale sogno americano, violenti vigilantes, ecc.), e si ingegna in lavori sempre diversi per sbarcare il lunario ed avvicinarsi alla nordica meta.
Tratto da una vera storia di ribellione radicale: il rifiuto totale delle basi della società attuale: il denaro, la carriera, la stanzialità. E forse anche della socialità. L'obiettivo di McCandless infatti è la solitudine, la riscoperta dell'Io più ancestrale e forse più solitario. Sean Penn dipinge magistralmente questo antieroe dividendo il film in cinque capitoli, ognuno dei quali rappresenta un nuovo livello di consapevolezza e conoscenza del protagonista. La grandezza del personaggio è che non smette mai di imparare, di assimilare dagli altri, di imparare dai suoi sbagli. Il drammatico finale è la rivelazione più estrema, che solo apparentemente va contro tutti i suoi principi, ma in realtà non fa altro che elevarli, ancora una volta, ad un livello superiore.
Il film è stato escluso ignobilmente dagli Oscar (solo due nomination: miglior montaggio e attore non protagonista), e la scena dello scuoiamento dell'alce ha scatenato polemiche tra gli ambientalisti (eppure è un film elegia dell'ambiente e antimodernista): piccoli uomini che non si può pretendere capiscano un grande film. Immagini splendide, di un'America vera e profonda, e a volte sconosciuta (come la comunità di Slab City).
"Non si può negare che andare liberi senza meta da sempre ci rende euforici, ha a che fare con l’idea della fuga dalla storia, dall’oppressione, dalla legge, dalla noia degli obblighi… Libertà assoluta… E la strada porta sempre a Ovest”
00:14 Scritto da: invisig0th in - drammatico, - on the road, 2007 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: sean penn, emile hirsch, marcia gay harden, william hurt, jena malone, jon krakauer, kristen stewart | OKNOtizie |
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