19/01/2011

Into the Wild

Regia: Sean Penn

Soggetto: dal romanzo di Jon Krakauer "Nelle terre selvagge"

Sceneggiatura: Sean Penn

Interpretato da: Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Vince Vaughn, Kristen Stewart, Jena Malone

Direttore della fotografia: Éric Gautier

Musiche originali: Eddie Vedder, Michael Brook, Kaki King

Producers: Art Linson, Sean Penn, William Pohlad

Genere: drammatico, on the road

Anno: 2007, USA

Voto: 9

into_the_wild.jpgChristopher McCandless (Hirsch) è un brillante ragazzo della West Virginia. Il suo rigido codice morale, però, gli fa odiare la società contemporanea e le sue ipocrisie, e lo spinge ad una scelta radicale subito dopo la laurea: abbandonare i comfort e le certezze della sua agiata esistenza e girare gli Stati Uniti senza soldi e senza un percorso preciso, eccezion fatta per la meta finale: l'Alaska. Tagliando i rapporti con i conformisti genitori, Walt (Hurt) e Billie (Harden), ma anche con l'amata sorella Carine (Malone). Devolve in beneficienza il suo conto di 24mila dollari, si dà un nuovo nome, Alex Supertramp, e durante il suo girovagare incontra molta gente interessante (hippies, agricoltori non convenzionali, svampiti ragazzi scandinavi in cerca del loro personale sogno americano, violenti vigilantes, ecc.), e si ingegna in lavori sempre diversi per sbarcare il lunario ed avvicinarsi alla nordica meta.

Tratto da una vera storia di ribellione radicale: il rifiuto totale delle basi della società attuale: il denaro, la carriera, la stanzialità. E forse anche della socialità. L'obiettivo di McCandless infatti è la solitudine, la riscoperta dell'Io più ancestrale e forse più solitario. Sean Penn dipinge magistralmente questo antieroe dividendo il film in cinque capitoli, ognuno dei quali rappresenta un nuovo livello di consapevolezza e conoscenza del protagonista. La grandezza del personaggio è che non smette mai di imparare, di assimilare dagli altri, di imparare dai suoi sbagli. Il drammatico finale è la rivelazione più estrema, che solo apparentemente va contro tutti i suoi principi, ma in realtà non fa altro che elevarli, ancora una volta, ad un livello superiore.

Il film è stato escluso ignobilmente dagli Oscar (solo due nomination: miglior montaggio e attore non protagonista), e la scena dello scuoiamento dell'alce ha scatenato polemiche tra gli ambientalisti (eppure è un film elegia dell'ambiente e antimodernista): piccoli uomini che non si può pretendere capiscano un grande film. Immagini splendide, di un'America vera e profonda, e a volte sconosciuta (come la comunità di Slab City).

"Non si può negare che andare liberi senza meta da sempre ci rende euforici, ha a che fare con l’idea della fuga dalla storia, dall’oppressione, dalla legge, dalla noia degli obblighi… Libertà assoluta…  E la strada porta sempre a Ovest”

 

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