20/02/2011

Sentieri selvaggi

Titolo originale: The searchers

Regia: John Ford

Soggetto: da un racconto di Alan Le May

Sceneggiatura: Frank S. Nugent

Interpretato da: John Wayne, Natalie Wood, Ward Bond, Jeffrey Hunter, Vera Miles, Pippa Scott

Direttore della fotografia: Winton C. Hoch

Musiche originali: Max Steiner, Stan Jones

Producers: Merian C. Cooper, Patrick Ford

Genere: western

Anno: 1956, USA

Voto: 7,5

sentieri_selvaggi_locandina.jpgTexas, 1868. Finita la guerra civile, Ethan Edwards (Wayne) torna a casa di suo fratello Aron e di sua cognata Martha dopo aver combattuto per il Sud. In quella zona stanno aumentando le razzie ai danni dei ranches ed Ethan, che odia gli indiani ma li conosce molto bene, pensa siano bande di Comanches. Inseguiti i razziatori insieme ad altri rancheros, guidati dal reverendo-capitano Samuel Johnston Clayton (Bond), Ethan scopre di avere ragione: erano Comanches. Le razzie in realtà erano un tranello per allontanare gli uomini dalle case: al loro ritorno, infatti, trovano bruciata la fattoria. Suo fratello, sua cognata e i suoi nipoti sono stati uccisi. Solo le sue nipoti Debbie (Wood) e Lucy (Scott) sono state risparmiate e portate via dagli indiani. Ethan si rimette subito alla caccia dei Comanches insieme a suo nipote acquisito Martin Pawley (Hunter), un mezzosangue di cui non ha alcun rispetto. L’inseguimento sarà lunghissimo.

Per alcuni il miglior western di tutti i tempi, sicuramente uno dei capolavori di John Ford. La frontiera qui è il viaggio, che nonostante abbia un obiettivo ben preciso più di una volta sembra essere fine a se stesso. Il personaggio interpretato da John Wayne, complesso uomo tutto d’un pezzo con suo codice morale personale e individualistico, a volte spietato, così lontano da quello religioso – pur con la pistola in mano – e cameratesco del personaggio interpretato da Ward Bond o da quello generoso e altruista interpretato da Jeffrey Hunter - in una scena anche ambientalista ante litteram-. Le scene di vita quotidiana (commerci, matrimoni) e le tracce sparse di umorismo (come quando Hunter che crede di comprare una coperta dagli indiani e invece compra una moglie, o l’ironia sui nordisti “figli di papà”) rendono ancora più credibile il tutto, non riducendo il film a cavalcate e sparatorie ma spaziando a tutta quella che poteva essere l’esistenza nel West.

Nonostante fosse un’altra “epoca” del genere western, meno “sensibile” alle tradizioni dei nativi, pur da antagonisti (nel senso vero e proprio di “cattivi”) le tradizioni dei Comanches di Sentieri Selvaggi sono dipinte con una certa attenzione allontanando così – almeno in parte – lo stereotipo del “selvaggio”.

Steven Spielberg ha detto di guardare questa pellicola di Ford ogni volta che deve iniziare a girare un suo lavoro.

“Secondo me un uomo deve fare un giuramento alla volta: io ho fatto il mio agli Stati Confederati d’America”

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